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Full costing e direct costing: quale usare in commessa
Full costing e direct costing a confronto: cosa sono, come si calcolano, un esempio con due commesse e quale metodo usare per prezzi, offerte e bilancio.
Full costing e direct costing sono due modi di rispondere alla stessa domanda: quanto costa un prodotto, un servizio o una commessa. Il direct costing attribuisce solo i costi variabili, o nella versione evoluta i costi diretti, e tratta i costi fissi comuni come costo del periodo. Il full costing attribuisce anche una quota dei costi indiretti, ripartita con una base di riparto, fino al costo pieno. La differenza sta tutta nei costi fissi comuni: nel direct costing restano nel conto economico del mese, nel full costing viaggiano con il prodotto o con la commessa.
Chi lavora a commessa non deve sceglierne uno per sempre. I due metodi rispondono a decisioni diverse, e sulla stessa commessa servono entrambi i numeri: il margine di contribuzione per capire se un lavoro conviene, il risultato a costo pieno per sapere se ripaga la struttura. Per il bilancio, invece, il criterio lo fissano codice civile e principi contabili.

Cos’è il direct costing
Il direct costing, o costo variabile, attribuisce a ogni prodotto, servizio o commessa solo i costi che quella vendita fa nascere. Ricavi meno costi variabili danno il margine di contribuzione; la somma dei margini di contribuzione, meno i costi fissi del periodo, dà il risultato.
Esistono due versioni:
- Direct costing semplice. Sottrae dai ricavi solo i costi variabili. Tutti i costi fissi, compresi quelli legati a una specifica linea di servizio, restano costi del periodo.
- Direct costing evoluto. Sottrae anche i costi fissi specifici, quelli che sparirebbero se la linea o il servizio chiudessero: per esempio il responsabile di una linea di servizi gestiti. Il risultato è un margine di secondo livello, detto anche margine semilordo.
Il vantaggio è che non richiede ripartizioni arbitrarie: ogni costo attribuito ha un legame diretto con la vendita. Il limite è che non dice se il prezzo copre, nel tempo, anche la struttura. Un’azienda che fissa i prezzi guardando solo il margine di contribuzione rischia di vendere molto e chiudere l’anno in perdita. Quanto devi vendere perché i margini coprano anche i costi fissi lo calcoli con lo strumento per il break-even point.
Cos’è il full costing
Il full costing, o costo pieno, attribuisce al prodotto o alla commessa i costi diretti più una quota dei costi indiretti. La quota si calcola con una base di riparto: le ore dirette, il costo del lavoro diretto, i ricavi, le ore macchina in produzione.
Il costo pieno di una commessa
- Coefficiente di riparto = costi indiretti del periodo ÷ totale della base di riparto
- Quota di costi indiretti = base consumata dalla commessa × coefficiente
- Costo pieno = costi diretti + quota di costi indiretti
Il costo pieno cambia a seconda di quanti costi indiretti ci metti dentro. La contabilità dei costi usa quattro configurazioni, una dentro l’altra:
| Configurazione di costo | Cosa comprende | Esempio in un’azienda di servizi |
|---|---|---|
| Costo primo | Materiali e lavoro diretti | Ore del team registrate sulla commessa, subappalti, licenze comprate per il cliente |
| Costo industriale (o di produzione) | Costo primo + costi indiretti di produzione | Quota di project management, strumenti di sviluppo, team tecnico di supporto |
| Costo complessivo (o pieno) | Costo industriale + costi generali, amministrativi e commerciali | Quota di amministrazione, direzione, commerciale, sede |
| Costo economico-tecnico | Costo complessivo + oneri figurativi | Remunerazione del capitale proprio e del lavoro del titolare |
Il full costing può usare una base unica per tutti i costi indiretti, oppure basi diverse per gruppi di costi diversi (full costing a base multipla). Nella seconda versione i costi si raccolgono prima per centri di costo e poi si ribaltano su prodotti e commesse, ciascuno con la sua base.
Full costing e direct costing: le differenze
| Aspetto | Direct costing | Full costing |
|---|---|---|
| Costi attribuiti alla commessa | Variabili (nel direct costing evoluto anche i fissi specifici) | Diretti più una quota di indiretti |
| Costi fissi comuni | Costo del periodo | Ripartiti con una base di riparto |
| Risultato per commessa | Margine di contribuzione | Risultato dopo la quota di struttura |
| Domanda a cui risponde | Conviene accettare questa vendita in più? | A che prezzo copro tutti i costi, nel tempo? |
| Rischio principale | Prezzi che non ripagano la struttura | Quote arbitrarie che fanno sembrare in perdita commesse che contribuiscono |
| Rimanenze e lavori in corso a bilancio | Non basta da solo | Il criterio del bilancio è un costo pieno di produzione |
Un esempio con due commesse
Gamma Srl è un system integrator inventato per questo esempio. Nel trimestre lavora su due commesse e ha 45.000 euro di costi di struttura: amministrazione, direzione, commerciale, sede. Ripartisce la struttura sulle ore dirette: 45.000 euro diviso 1.800 ore fa 25 euro per ora.
| Gamma Srl, trimestre (esempio) | Commessa X | Commessa Y | Totale |
|---|---|---|---|
| Ricavi | 90.000 € | 40.000 € | 130.000 € |
| Costi diretti (ore del team e collaboratori esterni) | 62.000 € | 22.000 € | 84.000 € |
| Margine di contribuzione (direct costing) | 28.000 € | 18.000 € | 46.000 € |
| Ore dirette | 1.200 | 600 | 1.800 |
| Quota di struttura (25 € per ora diretta) | 30.000 € | 15.000 € | 45.000 € |
| Risultato a costo pieno (full costing) | −2.000 € | 3.000 € | 1.000 € |
Con il full costing la commessa X è in perdita di 2.000 euro. Se Gamma Srl rinunciasse a una commessa uguale il trimestre successivo, i 45.000 euro di struttura resterebbero: il risultato passerebbe da un utile di 1.000 euro a una perdita di 27.000 (18.000 di margine di contribuzione della sola Y, meno 45.000). La X contribuisce con 28.000 euro, ed è il direct costing a mostrarlo.
Il direct costing, da solo, porterebbe all’errore opposto: 28.000 euro di margine di contribuzione sembrano un buon risultato, ma la X assorbe due terzi delle ore del trimestre e non ripaga la struttura che quelle ore consumano. La prossima offerta simile va fatta a un prezzo più alto, o con meno ore.
Anche la base di riparto sposta il risultato. Se la struttura si ripartisse in proporzione ai ricavi invece che alle ore, alla commessa X toccherebbero circa 31.150 euro e la perdita salirebbe a circa 3.150. La base giusta è quella che segue meglio il modo in cui la commessa consuma la struttura. Quando nessuna base unica ci riesce, la strada è l’activity based costing.
Quale usare in commessa
| Decisione | Metodo più adatto | Perché |
|---|---|---|
| Accettare un lavoro extra quando il team ha ore libere | Direct costing | La struttura la paghi comunque: conta che il prezzo copra i costi che il lavoro fa nascere |
| Fissare la tariffa standard o preparare un’offerta | Full costing | Il prezzo deve ripagare nel tempo anche la struttura |
| Decidere se chiudere una linea di servizio o un cliente | Direct costing evoluto | Mostra cosa sparisce davvero se chiudi: ricavi, costi variabili e fissi specifici |
| Valutare a bilancio lavori in corso e rimanenze | Costo pieno di produzione | Lo chiedono codice civile e principi contabili (vedi sotto) |
| Confrontare le commesse a fine anno | Tutti e due | Il margine di contribuzione dice quanto hanno portato, il costo pieno se hanno ripagato la struttura |
Per le offerte il passaggio dal costo pieno al prezzo si fa con un ricarico o con un margine obiettivo, e i due non coincidono: un ricarico del 25% sul costo dà un margine del 20% sul prezzo. Il calcolo del ricarico e del margine fa la conversione nei due sensi.
Cosa chiedono codice civile e principi contabili
Nel controllo di gestione il metodo lo scegli tu; per il bilancio il criterio lo fissano la legge e i principi contabili. L’art. 2426 del codice civile stabilisce che il costo di produzione «comprende tutti i costi direttamente imputabili al prodotto» e può comprendere anche altri costi, per la quota ragionevolmente imputabile al periodo di fabbricazione; i costi di distribuzione non possono entrarci.
L’OIC 13 sulle rimanenze precisa i dettagli:
- il costo di produzione comprende i costi diretti e i costi indiretti, chiamati costi generali di produzione (par. 23);
- i costi generali fissi di produzione si attribuiscono a ogni unità in base alla capacità produttiva normale, e il costo della capacità non usata resta un costo dell’esercizio (par. 28 e 29);
- costi generali e amministrativi e costi di distribuzione restano fuori (par. 33 e 34).
Per le commesse vale l’OIC 23 sui lavori in corso su ordinazione: i costi di commessa comprendono i costi diretti e i costi indiretti imputati con criteri sistematici e razionali (par. 32-35), mentre i costi generali e amministrativi entrano solo se il contratto li rende addebitabili al committente (par. 36). Il bilancio usa quindi un costo pieno industriale: più del direct costing, meno del costo complessivo. Come si applica alle commesse pluriennali lo trovi in OIC 23: come si valutano a bilancio le commesse pluriennali.
Controllo di gestione e bilancio restano due cose
Puoi usare il direct costing per decidere e il costo pieno per il bilancio senza contraddizioni: rispondono a domande diverse. La valutazione di rimanenze e lavori in corso spetta a chi redige il bilancio, con il tuo commercialista o revisore: questo articolo spiega i criteri e non sostituisce il loro parere.
Gli errori che falsano il confronto
- Una base di riparto scelta anni fa e mai rivista. Se la struttura è cresciuta per seguire i contratti di assistenza e la ripartisci ancora sulle ore di progetto, i progetti pagano costi che non generano.
- Il costo pieno usato per decisioni di breve. Rifiutare un lavoro con ore libere perché «a costo pieno è in perdita» peggiora il risultato, se il prezzo copre i costi variabili.
- Il direct costing usato per il listino. Tariffe calcolate sul solo costo delle ore lasciano scoperta la struttura.
- Costi diretti registrati in ritardo. Se ore e acquisti arrivano sulla commessa a fine mese, entrambi i metodi lavorano su dati vecchi. Il meccanismo con cui i costi arrivano alla commessa è spiegato in contabilità di commessa: come si allocano davvero i costi.
Nella produzione su commessa si aggiungono materiali, lavorazioni esterne e ore macchina, ma la logica non cambia: prima i costi diretti puliti, poi la regola di ripartizione.
Avere i due numeri sulla stessa commessa
Per leggere margine di contribuzione e risultato a costo pieno sulla stessa commessa servono due condizioni: i costi diretti registrati sulla commessa mentre nascono, e una regola di ripartizione della struttura applicata sempre nello stesso modo. In Microsoft Dynamics 365 Business Central la ripartizione si può impostare con la contabilità industriale, che sposta i costi dai centri di costo agli oggetti di costo con basi di allocazione fisse o dinamiche. Talete aggiorna il margine di ogni commessa, per task e per cliente, a ogni registrazione di ore, costi o fatture: il primo dei due numeri è sempre pronto, e il secondo si ottiene applicando la tua regola di ripartizione a un dato già pulito.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra full costing e direct costing?
Il direct costing attribuisce a un prodotto o a una commessa solo i costi variabili (o diretti) e tratta i costi fissi comuni come costo del periodo: il risultato è il margine di contribuzione. Il full costing aggiunge una quota dei costi indiretti, ripartita con una base di riparto, e arriva al costo pieno. Il primo serve alle decisioni di breve periodo, il secondo a prezzi e redditività di lungo periodo.
Come si calcola il costo pieno di una commessa?
Costo pieno = costi diretti della commessa + quota di costi indiretti. La quota si ottiene dividendo i costi indiretti del periodo per il totale della base di riparto (per esempio le ore dirette di tutte le commesse) e moltiplicando il risultato per la base consumata dalla commessa (le sue ore).
Il direct costing si può usare per valutare le rimanenze in bilancio?
Non da solo. Per rimanenze e lavori in corso l'OIC 13 chiede di includere nel costo di produzione, oltre ai costi diretti, i costi generali di produzione per la quota ragionevolmente imputabile, e di escludere spese generali, amministrative e di distribuzione. Il direct costing resta uno strumento del controllo di gestione; il criterio di bilancio va applicato con il tuo commercialista o revisore.
Cosa sono i costi diretti e i costi indiretti?
I costi diretti si attribuiscono a un prodotto o a una commessa in modo univoco e misurabile: le ore registrate sulla commessa, un subappalto, una licenza comprata per quel cliente. I costi indiretti sono comuni a più oggetti, come l'affitto, l'amministrazione o gli strumenti usati da tutto il team, e si attribuiscono con una base di riparto.
Cos'è il full costing a base unica?
È la versione più semplice del full costing: tutti i costi indiretti si ripartiscono con una sola base, per esempio le ore dirette o i ricavi. È facile da applicare, ma distorce i costi quando commesse e clienti consumano la struttura in modo diverso. Le alternative sono il full costing a base multipla, i centri di costo e l'activity based costing.
Cos'è il direct costing evoluto?
È la variante che, oltre ai costi variabili, attribuisce a un prodotto o a una linea di servizio anche i costi fissi specifici, cioè quelli che sparirebbero se quella linea chiudesse. Si ottiene un margine di secondo livello, utile per decidere se tenere o chiudere una linea, un servizio o un cliente.
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