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Fattura di acconto su commessa: quando si emette e come si chiude
Fattura di acconto: quando è obbligatoria, che IVA porta, come si scala dalla fattura di saldo e dai SAL, come si registra e gli errori sulle commesse.
La fattura di acconto è la fattura che emetti quando il cliente ti paga una parte del prezzo prima che il lavoro sia fatto. Non è facoltativa: per l’art. 6, comma 4, del DPR 633/1972, se il corrispettivo è pagato in tutto o in parte prima della consegna o della prestazione, l’operazione si considera effettuata alla data del pagamento, limitatamente all’importo pagato. Da quel giorno hai 12 giorni per emettere la fattura, con l’IVA del lavoro a cui l’acconto si riferisce.
Su una commessa l’acconto è quasi sempre il primo movimento: l’anticipo alla firma del contratto, prima ancora che parta la progettazione. Qui trovi quando va fatturato, come si scala dai SAL e dal saldo, come si registra in bilancio e un esempio completo su una commessa di 80.000 €.

Quando si emette la fattura di acconto
La regola si legge insieme all’art. 21: la fattura immediata va emessa entro 12 giorni dal momento di effettuazione, e per un acconto quel momento è l’incasso. Ci sono due modi di lavorare, entrambi corretti:
| Come lavori | Cosa mandi al cliente | Quando nasce l’IVA |
|---|---|---|
| Chiedi l’anticipo con una proforma | Proforma alla firma, fattura di acconto all’incasso (entro 12 giorni) | Alla data dell’incasso |
| Emetti subito la fattura di acconto | Fattura di acconto alla firma, il cliente paga dopo | Alla data della fattura, anche se l’incasso arriva dopo |
La seconda strada è più semplice da seguire, ma ti fa versare l’IVA prima di aver incassato. Con clienti che pagano a 60 o 90 giorni la proforma tiene la cassa in ordine; con clienti che pagano subito è indifferente.
Cosa scrivere nella fattura di acconto
- la descrizione del lavoro a cui l’acconto si riferisce, con il riferimento a contratto o ordine e alla commessa;
- la dicitura «acconto», con la percentuale o l’importo sul totale (per esempio «acconto del 20% sul contratto n. 14/2026»);
- l’imponibile dell’acconto e l’IVA con la stessa aliquota del lavoro, oppure l’annotazione dell’inversione contabile o della scissione dei pagamenti, se il lavoro le prevede;
- nella fattura elettronica, il tipo documento TD02 (acconto o anticipo su fattura).
Se il cliente versa un importo «IVA compresa», l’imponibile si ricava dividendo: 24.400 € pagati con IVA al 22% sono 20.000 € di imponibile e 4.400 € di IVA.
Come si scala l’acconto: dai SAL alla fattura di saldo
L’acconto non è un pagamento in più: è una parte del prezzo pagata prima. Va quindi tolto dalle fatture successive, e il contratto dovrebbe dire come.
- Recupero sul primo SAL. Il primo SAL scala tutto l’acconto. Semplice, ma il primo SAL può risultare quasi a zero.
- Recupero in quota su ogni SAL. Ogni SAL scala la stessa percentuale dell’acconto (se l’acconto è il 20% del contratto, ogni SAL ne scala il 20%). È la forma più comune negli appalti a SAL, ed è quella dell’esempio nella guida alla fatturazione a SAL.
- Recupero sul saldo. Per i lavori brevi senza SAL: la fattura finale riporta il totale e scala l’acconto.
In ogni caso la fattura che scala l’acconto cita numero e data della fattura di acconto, e l’IVA si calcola solo sulla parte non ancora fatturata.
Un esempio su una commessa di 80.000 €
Epsilon Engineering Srl, una società di ingegneria inventata per l’esempio, firma a febbraio un contratto da 80.000 € più IVA al 22% per la progettazione e la direzione lavori di un impianto industriale. Il contratto prevede un acconto del 20% alla firma, recuperato nella stessa percentuale su ogni fattura successiva (due SAL e il saldo al collaudo).
| Documento | Data | Valore del lavoro | Acconto scalato | Imponibile in fattura | IVA 22% |
|---|---|---|---|---|---|
| Fattura di acconto (TD02) | Incasso del 3 marzo | 16.000 € | 3.520 € | ||
| SAL 1, progettazione | 30 aprile | 32.000 € | −6.400 € | 25.600 € | 5.632 € |
| SAL 2, direzione lavori | 31 luglio | 32.000 € | −6.400 € | 25.600 € | 5.632 € |
| Saldo al collaudo | 15 ottobre | 16.000 € | −3.200 € | 12.800 € | 2.816 € |
| Totale | 80.000 € | −16.000 € | 80.000 € | 17.600 € |
L’imponibile fatturato in totale è esattamente il prezzo del contratto e l’IVA è il 22% di 80.000 €: l’acconto non ha aggiunto né tolto niente, ha spostato in avanti una parte dell’incasso. Il saldo scala il 20% di 16.000 €, cioè 3.200 €: con le due quote dei SAL l’acconto è recuperato per intero.
Acconto, anticipazione e caparra: tre cose diverse
Sulle commesse girano tre parole che si usano come sinonimi e non lo sono.
| Cos’è | IVA e fattura | |
|---|---|---|
| Acconto | Una parte del prezzo pagata prima che il lavoro sia finito | Fattura di acconto all’incasso, con l’IVA del lavoro |
| Anticipazione del prezzo negli appalti pubblici | Il 20% del valore del contratto (fino al 30% se previsto nei documenti di gara), pagato dalla stazione appaltante entro 15 giorni dall’inizio della prestazione, contro una garanzia (art. 125, D.Lgs. 36/2023) | È un acconto: si fattura e si recupera in proporzione sui SAL |
| Caparra confirmatoria | Una somma data alla firma come garanzia dell’adempimento (art. 1385 del codice civile) | Il trattamento dipende da cosa prevede il contratto: se è anche un anticipo del prezzo segue l’acconto, altrimenti no. Va scritto bene e verificato con il commercialista |
Nell’anticipazione degli appalti pubblici la garanzia si riduce man mano che l’anticipazione viene recuperata sui SAL, e se i lavori non procedono nei tempi per ritardi dell’impresa l’anticipazione va restituita con gli interessi. Per la cassa della commessa vuol dire che l’anticipo è un aiuto all’avvio, non un ricavo: ogni SAL successivo incassa meno del valore del lavoro fatto. Nel cash flow previsionale delle commesse il recupero va messo SAL per SAL.
L’acconto in bilancio: un debito, non un ricavo
Incassare un acconto non vuol dire aver guadagnato. Nello stato patrimoniale dell’art. 2424 del codice civile gli acconti ricevuti dai clienti stanno fra i debiti (voce D.6, «acconti»), finché il lavoro non è fatto. Per le commesse lunghe a bilancio si guarda l’avanzamento con le regole dell’OIC 23, non le fatture emesse.
Per il controllo di gestione vale lo stesso principio. Una commessa che a marzo ha fatturato l’acconto e non ha ancora lavorato ha 16.000 € in cassa e zero ricavi maturati. Se il margine di commessa si calcola sulle fatture emesse, a marzo sembra una commessa da 16.000 € di margine; a maggio, quando i costi arrivano e le fatture scalano l’acconto, sembra crollare. Il margine si calcola sul lavoro fatto, come spiega la guida al calcolo della marginalità di commessa.
Gli errori più frequenti
- Incassare l’anticipo senza fatturarlo. La fattura va emessa entro 12 giorni dall’incasso: un bonifico arrivato a fine mese e fatturato il mese dopo è già fuori termine.
- Dimenticare l’acconto nella fattura di saldo. Il cliente riceve una fattura per l’intero importo, la contesta, e l’IVA sull’acconto rischia di essere conteggiata due volte.
- Usare un’aliquota diversa da quella del lavoro. L’acconto segue il lavoro: se il lavoro è in reverse charge, lo è anche l’acconto.
- Leggere l’acconto come margine. In cassa sì, nel conto economico della commessa no.
In Talete
In Talete il budget e il margine si leggono per commessa e per task sul lavoro registrato, ore e costi effettivi contro il budget, non sulle fatture emesse: un acconto incassato non fa sembrare redditizia una commessa che non è ancora partita.
Business Central gestisce gli acconti sugli ordini di vendita con la funzione dei pagamenti anticipati, che calcola la quota da fatturare e la scala dalla fattura finale. Per vedere quanta cassa portano acconti, SAL e saldo nei mesi di una commessa, prova lo strumento cash flow di commessa; come trattare l’IVA dei SAL successivi è spiegato nella guida alla fattura del SAL e IVA.
Domande frequenti
La fattura di acconto è obbligatoria?
Sì, se incassi un acconto. Per l'art. 6, comma 4, del DPR 633/1972, se prima della consegna del bene o del pagamento del servizio il cliente paga in tutto o in parte il corrispettivo, l'operazione si considera effettuata alla data del pagamento, per l'importo pagato. Da lì valgono i termini normali: fattura immediata entro 12 giorni.
Che IVA si applica alla fattura di acconto?
La stessa aliquota e lo stesso trattamento dell'operazione a cui l'acconto si riferisce: 22% se il lavoro è al 22%, inversione contabile se il lavoro rientra nel reverse charge, scissione dei pagamenti verso la pubblica amministrazione. L'imponibile è la parte di pagamento al netto dell'IVA.
Come si chiude una fattura di acconto?
Con la fattura di saldo, o con i SAL successivi, che riportano il totale del lavoro e scalano l'acconto già fatturato, citando numero e data della fattura di acconto. L'IVA della fattura di saldo si calcola solo sulla differenza, perché quella sull'acconto è già stata versata.
Che differenza c'è tra fattura di acconto e fattura proforma?
La proforma non è una fattura: serve a chiedere il pagamento e non ha valore fiscale. La fattura di acconto è un documento fiscale vero, che va al Sistema di Interscambio e fa nascere l'IVA. Molte imprese mandano la proforma per l'anticipo e, all'incasso, emettono la fattura di acconto.
Fattura di acconto e ritenuta d'acconto sono la stessa cosa?
No. La fattura di acconto documenta un pagamento anticipato di una parte del prezzo. La ritenuta d'acconto è l'imposta che il cliente trattiene su alcuni compensi, per esempio dei professionisti, e versa al posto loro. Possono comparire nella stessa fattura, ma sono due cose diverse.
Cosa succede se il lavoro non si fa e l'acconto va restituito?
Si emette una nota di credito che storna la fattura di acconto, con le regole sulle variazioni dell'imponibile (art. 26 del DPR 633/1972 per il 2026, poi il Testo unico IVA dal 2027). Tempi e condizioni dipendono dal motivo dell'annullamento: va visto con il commercialista.
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