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· 7 min di lettura

Fattura di acconto su commessa: quando si emette e come si chiude

Fattura di acconto: quando è obbligatoria, che IVA porta, come si scala dalla fattura di saldo e dai SAL, come si registra e gli errori sulle commesse.

La fattura di acconto è la fattura che emetti quando il cliente ti paga una parte del prezzo prima che il lavoro sia fatto. Non è facoltativa: per l’art. 6, comma 4, del DPR 633/1972, se il corrispettivo è pagato in tutto o in parte prima della consegna o della prestazione, l’operazione si considera effettuata alla data del pagamento, limitatamente all’importo pagato. Da quel giorno hai 12 giorni per emettere la fattura, con l’IVA del lavoro a cui l’acconto si riferisce.

Su una commessa l’acconto è quasi sempre il primo movimento: l’anticipo alla firma del contratto, prima ancora che parta la progettazione. Qui trovi quando va fatturato, come si scala dai SAL e dal saldo, come si registra in bilancio e un esempio completo su una commessa di 80.000 €.

Quando si emette la fattura di acconto

La regola si legge insieme all’art. 21: la fattura immediata va emessa entro 12 giorni dal momento di effettuazione, e per un acconto quel momento è l’incasso. Ci sono due modi di lavorare, entrambi corretti:

Come lavoriCosa mandi al clienteQuando nasce l’IVA
Chiedi l’anticipo con una proformaProforma alla firma, fattura di acconto all’incasso (entro 12 giorni)Alla data dell’incasso
Emetti subito la fattura di accontoFattura di acconto alla firma, il cliente paga dopoAlla data della fattura, anche se l’incasso arriva dopo

La seconda strada è più semplice da seguire, ma ti fa versare l’IVA prima di aver incassato. Con clienti che pagano a 60 o 90 giorni la proforma tiene la cassa in ordine; con clienti che pagano subito è indifferente.

Cosa scrivere nella fattura di acconto

  • la descrizione del lavoro a cui l’acconto si riferisce, con il riferimento a contratto o ordine e alla commessa;
  • la dicitura «acconto», con la percentuale o l’importo sul totale (per esempio «acconto del 20% sul contratto n. 14/2026»);
  • l’imponibile dell’acconto e l’IVA con la stessa aliquota del lavoro, oppure l’annotazione dell’inversione contabile o della scissione dei pagamenti, se il lavoro le prevede;
  • nella fattura elettronica, il tipo documento TD02 (acconto o anticipo su fattura).

Se il cliente versa un importo «IVA compresa», l’imponibile si ricava dividendo: 24.400 € pagati con IVA al 22% sono 20.000 € di imponibile e 4.400 € di IVA.

Come si scala l’acconto: dai SAL alla fattura di saldo

L’acconto non è un pagamento in più: è una parte del prezzo pagata prima. Va quindi tolto dalle fatture successive, e il contratto dovrebbe dire come.

  • Recupero sul primo SAL. Il primo SAL scala tutto l’acconto. Semplice, ma il primo SAL può risultare quasi a zero.
  • Recupero in quota su ogni SAL. Ogni SAL scala la stessa percentuale dell’acconto (se l’acconto è il 20% del contratto, ogni SAL ne scala il 20%). È la forma più comune negli appalti a SAL, ed è quella dell’esempio nella guida alla fatturazione a SAL.
  • Recupero sul saldo. Per i lavori brevi senza SAL: la fattura finale riporta il totale e scala l’acconto.

In ogni caso la fattura che scala l’acconto cita numero e data della fattura di acconto, e l’IVA si calcola solo sulla parte non ancora fatturata.

Un esempio su una commessa di 80.000 €

Epsilon Engineering Srl, una società di ingegneria inventata per l’esempio, firma a febbraio un contratto da 80.000 € più IVA al 22% per la progettazione e la direzione lavori di un impianto industriale. Il contratto prevede un acconto del 20% alla firma, recuperato nella stessa percentuale su ogni fattura successiva (due SAL e il saldo al collaudo).

DocumentoDataValore del lavoroAcconto scalatoImponibile in fatturaIVA 22%
Fattura di acconto (TD02)Incasso del 3 marzo16.000 €3.520 €
SAL 1, progettazione30 aprile32.000 €−6.400 €25.600 €5.632 €
SAL 2, direzione lavori31 luglio32.000 €−6.400 €25.600 €5.632 €
Saldo al collaudo15 ottobre16.000 €−3.200 €12.800 €2.816 €
Totale80.000 €−16.000 €80.000 €17.600 €

L’imponibile fatturato in totale è esattamente il prezzo del contratto e l’IVA è il 22% di 80.000 €: l’acconto non ha aggiunto né tolto niente, ha spostato in avanti una parte dell’incasso. Il saldo scala il 20% di 16.000 €, cioè 3.200 €: con le due quote dei SAL l’acconto è recuperato per intero.

Acconto, anticipazione e caparra: tre cose diverse

Sulle commesse girano tre parole che si usano come sinonimi e non lo sono.

Cos’èIVA e fattura
AccontoUna parte del prezzo pagata prima che il lavoro sia finitoFattura di acconto all’incasso, con l’IVA del lavoro
Anticipazione del prezzo negli appalti pubbliciIl 20% del valore del contratto (fino al 30% se previsto nei documenti di gara), pagato dalla stazione appaltante entro 15 giorni dall’inizio della prestazione, contro una garanzia (art. 125, D.Lgs. 36/2023)È un acconto: si fattura e si recupera in proporzione sui SAL
Caparra confirmatoriaUna somma data alla firma come garanzia dell’adempimento (art. 1385 del codice civile)Il trattamento dipende da cosa prevede il contratto: se è anche un anticipo del prezzo segue l’acconto, altrimenti no. Va scritto bene e verificato con il commercialista

Nell’anticipazione degli appalti pubblici la garanzia si riduce man mano che l’anticipazione viene recuperata sui SAL, e se i lavori non procedono nei tempi per ritardi dell’impresa l’anticipazione va restituita con gli interessi. Per la cassa della commessa vuol dire che l’anticipo è un aiuto all’avvio, non un ricavo: ogni SAL successivo incassa meno del valore del lavoro fatto. Nel cash flow previsionale delle commesse il recupero va messo SAL per SAL.

L’acconto in bilancio: un debito, non un ricavo

Incassare un acconto non vuol dire aver guadagnato. Nello stato patrimoniale dell’art. 2424 del codice civile gli acconti ricevuti dai clienti stanno fra i debiti (voce D.6, «acconti»), finché il lavoro non è fatto. Per le commesse lunghe a bilancio si guarda l’avanzamento con le regole dell’OIC 23, non le fatture emesse.

Per il controllo di gestione vale lo stesso principio. Una commessa che a marzo ha fatturato l’acconto e non ha ancora lavorato ha 16.000 € in cassa e zero ricavi maturati. Se il margine di commessa si calcola sulle fatture emesse, a marzo sembra una commessa da 16.000 € di margine; a maggio, quando i costi arrivano e le fatture scalano l’acconto, sembra crollare. Il margine si calcola sul lavoro fatto, come spiega la guida al calcolo della marginalità di commessa.

Gli errori più frequenti

  • Incassare l’anticipo senza fatturarlo. La fattura va emessa entro 12 giorni dall’incasso: un bonifico arrivato a fine mese e fatturato il mese dopo è già fuori termine.
  • Dimenticare l’acconto nella fattura di saldo. Il cliente riceve una fattura per l’intero importo, la contesta, e l’IVA sull’acconto rischia di essere conteggiata due volte.
  • Usare un’aliquota diversa da quella del lavoro. L’acconto segue il lavoro: se il lavoro è in reverse charge, lo è anche l’acconto.
  • Leggere l’acconto come margine. In cassa sì, nel conto economico della commessa no.

In Talete

In Talete il budget e il margine si leggono per commessa e per task sul lavoro registrato, ore e costi effettivi contro il budget, non sulle fatture emesse: un acconto incassato non fa sembrare redditizia una commessa che non è ancora partita.

Business Central gestisce gli acconti sugli ordini di vendita con la funzione dei pagamenti anticipati, che calcola la quota da fatturare e la scala dalla fattura finale. Per vedere quanta cassa portano acconti, SAL e saldo nei mesi di una commessa, prova lo strumento cash flow di commessa; come trattare l’IVA dei SAL successivi è spiegato nella guida alla fattura del SAL e IVA.

Domande frequenti

La fattura di acconto è obbligatoria?

Sì, se incassi un acconto. Per l'art. 6, comma 4, del DPR 633/1972, se prima della consegna del bene o del pagamento del servizio il cliente paga in tutto o in parte il corrispettivo, l'operazione si considera effettuata alla data del pagamento, per l'importo pagato. Da lì valgono i termini normali: fattura immediata entro 12 giorni.

Che IVA si applica alla fattura di acconto?

La stessa aliquota e lo stesso trattamento dell'operazione a cui l'acconto si riferisce: 22% se il lavoro è al 22%, inversione contabile se il lavoro rientra nel reverse charge, scissione dei pagamenti verso la pubblica amministrazione. L'imponibile è la parte di pagamento al netto dell'IVA.

Come si chiude una fattura di acconto?

Con la fattura di saldo, o con i SAL successivi, che riportano il totale del lavoro e scalano l'acconto già fatturato, citando numero e data della fattura di acconto. L'IVA della fattura di saldo si calcola solo sulla differenza, perché quella sull'acconto è già stata versata.

Che differenza c'è tra fattura di acconto e fattura proforma?

La proforma non è una fattura: serve a chiedere il pagamento e non ha valore fiscale. La fattura di acconto è un documento fiscale vero, che va al Sistema di Interscambio e fa nascere l'IVA. Molte imprese mandano la proforma per l'anticipo e, all'incasso, emettono la fattura di acconto.

Fattura di acconto e ritenuta d'acconto sono la stessa cosa?

No. La fattura di acconto documenta un pagamento anticipato di una parte del prezzo. La ritenuta d'acconto è l'imposta che il cliente trattiene su alcuni compensi, per esempio dei professionisti, e versa al posto loro. Possono comparire nella stessa fattura, ma sono due cose diverse.

Cosa succede se il lavoro non si fa e l'acconto va restituito?

Si emette una nota di credito che storna la fattura di acconto, con le regole sulle variazioni dell'imponibile (art. 26 del DPR 633/1972 per il 2026, poi il Testo unico IVA dal 2027). Tempi e condizioni dipendono dal motivo dell'annullamento: va visto con il commercialista.

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