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Varianti in corso d'opera: come gestirle sulla commessa
Varianti in corso d'opera nel codice civile e negli appalti pubblici, l'ordine di variante scritto, il budget rivisto, la fattura e l'effetto sul margine.
Le varianti in corso d’opera sono modifiche al lavoro concordato decise mentre la commessa è già in esecuzione: una linea elettrica in più, un materiale diverso, quantità che crescono o calano, un tratto da rifare perché il progetto non teneva conto di un ostacolo. Cambiano il lavoro e quasi sempre il prezzo. Nei lavori privati le regolano gli articoli 1659, 1660 e 1661 del codice civile; negli appalti pubblici l’art. 120 del codice dei contratti pubblici.
Per chi gestisce la commessa, nessuna variante si esegue senza un ordine scritto che ne fissi il prezzo, e ogni variante approvata entra nel budget come versione nuova. Il margine di una commessa a corpo si perde soprattutto nei lavori extra fatti a voce, che il cliente considera compresi e l’impresa paga per intero.

Cosa sono le varianti in corso d’opera
Una variante è una modifica alle modalità convenute dell’opera o del servizio. Può aggiungere lavorazioni, toglierne, cambiare materiali o soluzioni tecniche. Nasce per tre ragioni diverse: il committente cambia idea o aggiunge richieste, il progetto si rivela da correggere per eseguire il lavoro a regola d’arte, oppure una delle due parti propone una soluzione migliore o meno costosa.
La ragione conta, perché decide chi paga. Il codice civile lo dice in modo diverso per ciascun caso, e un contratto scritto bene può cambiare la regola di partenza.
Le varianti nei lavori privati: articoli 1659, 1660 e 1661 del codice civile
| Tipo di variazione | Articolo | Chi la decide | Compenso all’appaltatore |
|---|---|---|---|
| Concordata | Art. 1659 c.c. | Le parti; l’autorizzazione del committente si prova per iscritto | Con prezzo determinato globalmente (a corpo), niente compenso per variazioni o aggiunte, salvo diversa pattuizione |
| Necessaria | Art. 1660 c.c. | Le parti; se non si accordano, il giudice determina variazioni e prezzo | Variazione del prezzo; oltre il sesto del prezzo l’appaltatore può recedere e ottenere un’equa indennità |
| Ordinata dal committente | Art. 1661 c.c. | Il committente, entro il sesto del prezzo complessivo | Compenso per i maggiori lavori, anche se il prezzo era globale |
Tre dettagli pesano sulla gestione della commessa.
L’art. 1659 dice che l’appaltatore non può apportare variazioni senza l’autorizzazione del committente, e che l’autorizzazione si prova per iscritto. Una richiesta fatta a voce in cantiere, anche dal committente in persona, è difficile da far valere. Lo stesso articolo esclude il compenso per le variazioni concordate su un lavoro a corpo, salvo che le parti abbiano pattuito diversamente: il prezzo della variante va quindi scritto nello stesso documento che la autorizza.
L’art. 1660 riguarda le variazioni necessarie per eseguire l’opera a regola d’arte. Se superano il sesto del prezzo complessivo l’appaltatore può recedere dal contratto; se sono di notevole entità può recedere il committente, pagando un equo indennizzo.
L’art. 1661 consente al committente di ordinare variazioni entro il sesto del prezzo complessivo, con diritto dell’appaltatore al compenso per i maggiori lavori. Il limite non vale quando le variazioni, pur restando sotto il sesto, cambiano in modo notevole la natura dell’opera o i quantitativi delle singole categorie di lavori previste nel contratto.
Il contratto viene prima
Questi articoli valgono per l’appalto privato e molti contratti li integrano o li modificano con clausole proprie: prezzi unitari per le varianti, soglie, procedure di approvazione. Su una variante contestata, la lettura del contratto e del caso spetta al tuo legale; gli effetti fiscali della fattura al commercialista.
Le varianti negli appalti pubblici: art. 120 del d.lgs. 36/2023 e quinto d’obbligo
Nei contratti pubblici le modifiche in corso di esecuzione sono regolate dall’art. 120 del d.lgs. 36/2023, il codice dei contratti pubblici. I punti che interessano a chi esegue il lavoro:
- Comma 1, lettera c). Definisce le varianti in corso d’opera come modifiche rese necessarie da circostanze imprevedibili per la stazione appaltante: nuove norme o provvedimenti di autorità, eventi naturali straordinari e forza maggiore, rinvenimenti non prevedibili con la dovuta diligenza in progettazione, difficoltà di esecuzione per cause geologiche, idriche e simili.
- Comma 2. Nei casi delle lettere b) e c) il contratto si può modificare solo se l’aumento di prezzo non supera il 50% del valore del contratto iniziale; con più modifiche successive, il limite si applica a ciascuna.
- Comma 3. Sono ammesse senza nuova procedura anche le modifiche sotto le soglie dell’art. 14 e, insieme, sotto il 10% del valore iniziale per servizi e forniture o il 15% per i lavori, se la struttura del contratto resta inalterata.
- Comma 9. È il quinto d’obbligo: se i documenti di gara lo prevedono, la stazione appaltante può imporre un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a un quinto dell’importo del contratto alle condizioni originarie, e l’appaltatore non può chiedere la risoluzione.
- Comma 13. Modifiche e varianti devono essere autorizzate dal RUP con le modalità previste dall’ordinamento della stazione appaltante.
Per l’impresa il quinto d’obbligo ha una conseguenza diretta sul budget: un aumento fino al 20% del contratto si esegue ai prezzi di gara. Se i prezzi di gara erano tirati, il lavoro in più porta con sé lo stesso margine basso, o peggiore se nel frattempo materiali e manodopera sono aumentati.
Prima di eseguire: l’ordine di variante scritto
L’ordine di variante è il documento che trasforma una richiesta in lavoro da fare e da fatturare. Deve esistere prima che il primo tecnico tocchi la variante, e contenere almeno:
- riferimento al contratto e alla commessa, con un numero progressivo di variante;
- descrizione del lavoro in più o in meno e motivo (richiesta del committente, necessità tecnica, proposta dell’impresa);
- stima di ore, materiali e subappalti;
- prezzo e modo di fatturarlo: a corpo, a misura su prezzi unitari, oppure a ore e materiali;
- effetto sui tempi di consegna e sulle fasi successive;
- data e firma di chi ha il potere di approvarla dal lato del committente.
Per le richieste piccole e frequenti conviene concordare all’inizio un listino di prezzi unitari e una tariffa oraria per le varianti: l’ordine diventa una riga, e il committente sa già quanto costa ogni aggiunta.
Stima, budget e una versione nuova
La stima della variante si fa con lo stesso metodo del budget iniziale: ore per fase, materiali con il loro prezzo d’acquisto attuale, subappalti con un preventivo. Come si costruisce un budget di questo tipo è spiegato nella guida al budget di commessa.
Una volta approvata, la variante entra nella commessa come versione nuova del budget, che aggiunge ricavo e costi della variante. Il budget originale resta com’era. Se lo sovrascrivi, a fine lavori non sai più dire se la commessa ha sforato per colpa della stima iniziale o per colpa delle varianti, e il confronto fra budget e consuntivo perde il riferimento. Tenendo le versioni separate, l’analisi degli scostamenti distingue i tre pezzi: errore di stima, varianti approvate, lavori extra non coperti.
Come si fattura una variante
Il modo di fatturarla lo decide l’ordine di variante:
- A corpo. Un prezzo fisso per la variante, che si aggiunge al contratto e si fattura con il SAL successivo o con una fattura dedicata. La logica è quella della fatturazione a corpo.
- A misura. Quantità eseguite per prezzi unitari concordati, misurate nello stato avanzamento. Il calcolo del valore maturato è lo stesso della fatturazione a SAL.
- A ore e materiali. Quando il lavoro non si può stimare prima, si fattura a consuntivo con ore e materiali documentati. Come si registrano perché il cliente li accetti è spiegato nella guida ai lavori in economia.
In tutti e tre i casi, nella descrizione della fattura richiama il numero della variante: chi la riceve la abbina all’ordine firmato senza chiedere spiegazioni.
L’effetto delle varianti sul margine: un esempio
Gamma Impianti Srl è un’impresa inventata per l’esempio. Ha un contratto a corpo da 120.000 euro per gli impianti di un edificio per uffici, con costi a budget di 96.000 euro. A metà lavori il committente chiede una seconda linea di alimentazione e un ampliamento della rete dati: 10.500 euro di costi stimati fra materiali e ore. Il responsabile di commessa può gestirla in due modi.
| Scenario (esempio) | Ricavi | Costi | Margine | Margine % |
|---|---|---|---|---|
| Budget iniziale | 120.000 € | 96.000 € | 24.000 € | 20,0% |
| Con variante approvata, a corpo per 14.000 € | 134.000 € | 106.500 € | 27.500 € | 20,5% |
| Con la stessa variante eseguita a voce, mai formalizzata | 120.000 € | 106.500 € | 13.500 € | 11,3% |
Il lavoro eseguito è lo stesso. Nel secondo scenario c’è un ordine firmato con il prezzo, e la commessa chiude con un margine leggermente più alto di quello previsto. Nel terzo la variante è entrata nel cantiere senza documento: con un prezzo a corpo, per le variazioni concordate l’art. 1659 c.c. esclude il compenso salvo patto diverso, e anche dove un compenso spetterebbe bisogna provarlo. Il margine scende quasi della metà.
Con il calcolatore della marginalità puoi rifare lo stesso conto con i ricavi e i costi di una tua commessa, prima e dopo una variante.
In Talete
Il budget previsionale della commessa ha le versioni e la certificazione: la variante approvata diventa una versione nuova, e quella certificata all’avvio resta il riferimento. Ogni task ha il suo tipo di fatturazione, quindi la variante a corpo può andare a SAL con l’autorizzazione alla fatturazione e quella a consuntivo a ore e materiali, sulla stessa commessa. Il margine per commessa e per task si aggiorna a ogni ora registrata.
Variante e scope creep: la differenza
La variante ha un ordine, un prezzo e un budget. Lo scope creep è il contrario: piccole richieste accolte una alla volta, ognuna troppo piccola per meritare un documento, che a fine commessa sommano decine di ore. Nella tabella qui sopra è la terza riga, solo frammentata in tanti pezzi.
Il rimedio è lo stesso per tutte e due: una soglia sotto la quale il tecnico può dire sì e sopra la quale serve l’ordine di variante, una tariffa per le varianti già scritta nel contratto, e un controllo settimanale delle ore registrate sulla commessa rispetto al budget. Se le ore crescono e il ricavo no, da qualche parte c’è un lavoro extra senza ordine.
Per le imprese di impianti, dove le varianti di cantiere sono quotidiane, la guida al gestionale per impiantisti spiega cosa deve fare il software per collegare ordine di variante, budget e fattura. Comincia dalla prossima variante che ti chiedono: scrivi l’ordine con stima e prezzo, fallo firmare, e caricala come versione nuova del budget prima di eseguirla.
Domande frequenti
Cosa sono le varianti in corso d'opera?
Sono modifiche al lavoro concordato decise durante l'esecuzione: lavorazioni in più o in meno, materiali diversi, quantità che cambiano. Nei lavori privati le regola il codice civile agli articoli 1659, 1660 e 1661; negli appalti pubblici l'art. 120 del d.lgs. 36/2023.
Chi paga una variante in un lavoro a corpo?
Dipende da chi la chiede e da cosa dice il contratto. Per le variazioni concordate, se il prezzo è stato fissato a corpo l'art. 1659 c.c. esclude il compenso salvo diversa pattuizione. Per le variazioni ordinate dal committente entro il sesto del prezzo, l'art. 1661 riconosce il compenso anche con prezzo globale. Sul caso concreto conviene sentire un legale.
Cos'è il quinto d'obbligo?
Negli appalti pubblici è la possibilità, prevista nei documenti di gara, che la stazione appaltante imponga un aumento o una diminuzione delle prestazioni fino a un quinto dell'importo del contratto alle condizioni originarie, senza che l'appaltatore possa chiedere la risoluzione. Lo regola l'art. 120, comma 9, del d.lgs. 36/2023.
Cosa deve contenere un ordine di variante?
La descrizione del lavoro in più o in meno, il motivo, chi lo chiede, la stima di ore e materiali, il prezzo e il modo di fatturarlo (a corpo, a misura o a ore), l'effetto sui tempi di consegna e la firma del committente, con la data.
Che differenza c'è tra variante e scope creep?
La variante è una modifica riconosciuta e approvata, con il suo prezzo e il suo budget. Lo scope creep è l'insieme dei piccoli lavori extra che entrano nella commessa senza un ordine, senza un prezzo e spesso senza che il responsabile se ne accorga.
Come si registra una variante nel budget di commessa?
Con una versione nuova del budget che aggiunge le ore, i materiali e il ricavo della variante, lasciando intatta la versione originale. Così a fine commessa si confrontano tre numeri: budget iniziale, budget con le varianti approvate e consuntivo.
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